Analisi della stabilità dell’albero

L'esperienza di Mauro Carboni e della sua équipe per la sicurezza delle tue piante e di chi vi sta intorno

L’analisi di stabilità è una certificazione fondamentale per sincerarsi dello stato di salute e del potenziale pericolo delle proprie piante.

La perizia che emettiamo può considerarsi alla stregua di una assicurazione sulla pianta, poiché ci assumiamo la responsabilità su persone o cose in caso di caduta dell’albero o di parti di esso.

Anamnesi

La storia dello sviluppo e degli interventi sugli alberi. Un primo sguardo nello spazio e nel tempo. Conoscere i dettagli di come è nato, in che modo si è sviluppato, che interventi ha subito l’albero oggetto di indagine è spesso la chiave per diagnosticare patologie che vengono da lontano.

Scollettamento

Ispezione del “colletto” (zona di passaggio tra fusto e radice). Una zona sensibile e spesso non rispettata. Esaminare il colletto è utile per scoprire marciumi causati da diverse specie di funghi, oltre a verificare che lo stesso non sia stato artificialmente troppo interrato.

Battitura

Una delle procedure fondamentali nell’analisi di stabilità. L’udito è importante quanto la vista. Percuotendo, tramite l’udito si possono percepire differenze nella composizione del tronco; inoltre si verificano cavità e marciumi superficiali.

Dendrodensimetro

Strumento di precisione che sonda la tenacità del legno. Uno sguardo monodimensionale all’interno del tronco. Penetra nel tronco fino a 40 cm di profondità. In output viene prodotto un grafico che mostra l’andamento della consistenza dall’esterno verso l’interno.

Tomografo a impulsi sonici

Permette di eseguire una tomografia sul piano orizzontale del tronco. Monitoriamo il fusto in 2D. Una serie di sensori viene disposta attorno al fusto e viene misurato il propagarsi delle onde sonore: il risultato è una TAC dell’interno del tronco sul piano orizzontale.

Prova di trazione

Messa a punto del test. Il test più accurato. Tramite sollecitazioni meccaniche indotte artificialmente in campo simuliamo la risposta della pianta a forti venti o eventi improvvisi: è la metodologia che determina la probabilità di cedimento con la migliore approssimazione possibile.

Etichetta inalterabile

Un contrassegno duraturo per identificare la pianta. Un nuovo standard. Per individuare gli esemplari sul campo abbiamo scelto il sistema Arbotag®: le placchette personalizzate mostrano il codice pianta e l’azienda che l’ha esaminata.

Tomografia multipiano

Scansione eseguita su tre piani orizzontali. Tre layer formano una proiezione 3D. L’analisi multiplanare ci è stata utile per verificare la reale estensione del marciume all’interno di questo annoso ippocastano.

Prova in quota

Verifica codominanza (doppia punta) su abete bianco. Ispezioniamo l’albero a varie altezze. Tramite cestello (come in foto) o con l’aiuto dei tree climber, le prove in quota ci permettono di fare verifiche approfondite sul castello* e sulle branche principali.

* Castello: parte superiore del fusto, quando da essa si dipartono le ramificazioni

La “Classe di Propensione al Cedimento”

L’esito finale della perizia è l’attribuzione della propensione al cedimento, un valore che va da A a D che indica quanto la pianta sia pericolosa.

Attenzione a non confondere pericolo con rischio. Di seguito la distinzione ufficiale della Società Italiana di Arboricoltura:

  • Il pericolo corrisponde alla propensione al cedimento dell’albero o di sue parti e questo è ciò che valutiamo con l’analisi visuale o strumentale della stabilità.
  • Il rischio, invece, è formato dal prodotto tra la pericolosità insita nella pianta e la vulnerabilità del luogo di potenziale caduta.

Per semplificare, l’albero può essere più o meno pericoloso mentre l’uomo (o i suoi beni) sono i soggetti a rischio in quanto, al realizzarsi del pericolo, possono subire dei danni.  Con un albero pericoloso isolato in piena campagna rischiamo meno che con lo stesso posizionato nel cortile di un asilo.

No alle capitozzature!

Buona parte dei danni che riscontriamo sugli alberi sono dovuti a potature sconsiderate: guardate il video e capirete come certe pratiche siano da BANDIRE. Mutilare le piante significa esporle a gravi malattie e renderle pericolose nel lungo periodo.

Alberi in città: miti da sfatare

Da un incontro aperto al pubblico organizzato per il Comune di Sant’Ilario d’Enza (RE): Alessandro Spinabelli (Dott. in Scienze Agrarie, European Tree Technician, esperto di arboricoltura, Direttore Operativo di Equa) riassume i miti (negativi) da sfatare sugli alberi e le pratiche corrette per prendersene cura.

Vuoi saperne di più su questo servizio?