Conoscere, gestire e intervenire sui fenomeni di riforestazione in Italia

Per anni la frase «un tempo qui era tutta campagna» ha descritto l’avanzare delle città sulle aree rurali. Oggi, però, una dinamica inversa sta ridisegnando il paesaggio italiano: vaste superfici agricole abbandonate stanno evolvendo spontaneamente in bosco, dando origine a una riforestazione senza precedenti nella storia recente. Secondo l’Inventario Nazionale delle Foreste, oltre un terzo del territorio nazionale è oggi coperto da superfici forestali, in crescita continua dagli anni ’80. Questo fenomeno non è solo il frutto di nuove sensibilità ambientali, ma soprattutto della deruralizzazione, che ha svuotato le campagne lasciando spazio alla rinaturalizzazione dei suoli.

I boschi di neoformazione, tuttavia, non rappresentano un ritorno a una natura incontaminata: sono spesso il risultato di un’assenza di gestione. La ricolonizzazione spontanea tende a generare formazioni semplificate, dominate da specie pioniere e talvolta invasive che possono avere effetti negativi sulla biodiversità e sulle successioni ecologiche. Parallelamente, la chiusura del paesaggio comporta la perdita di prati e pascoli, habitat fondamentali per molte specie legate agli ambienti aperti.

L’aumento della superficie forestale, quindi, non basta: dobbiamo valutare la qualità dei nostri boschi e la loro capacità di fornire benefici ecosistemici.

Questo è quanto riportano Michele Vadilonga Gattermayer e Enrico Ugo Pasolini nel loro articolo intitolato “Riforestazione: un’arma a doppio taglio da conoscere e gestire” pubblicato su Scienza in Rete.

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