Estrarre i semi di pomodoro a casa propria è una pratica semplice ma di grande utilità, che unisce autonomia, risparmio e tutela della biodiversità. Permette innanzitutto di conservare e riprodurre le varietà più apprezzate, soprattutto quelle locali, spesso difficili da reperire sul mercato e più adatte al proprio territorio e alle condizioni di coltivazione.
Ecco un modo facile ed economico per farlo:
I pomodori destinati all’estrazione del seme non si raccolgono fino a che non raggiungono una maturazione estrema. A questo punto, dopo aver tagliato a metà il pomodoro, i semi con il loro liquido (placenta) sono raccolti in un vasetto e lasciati fermentare all’ombra, aggiungendo mezza bustina di lievito istantaneo. Dopo 24 ore, i semi fermentati possono essere lavati con acqua corrente liberandoli da ogni residuo. A questo punto rimane solo l’ultimo passaggio, ovvero la disinfezione. Questa fase è utile per prevenire la crescita di patogeni ma anche molto delicata perché una soluzione disinfettante (1 parte aceto/candeggina su 10 parti acqua per 15 minuti) aggressiva potrebbe far morire l’embrione. Terminato il tempo, i semi sono lavati con cura e ancora umidi sono aperti e distribuiti con attenzione su una superficie piana, che sia un piatto o un foglio di carta, per farli asciugare lentamente. Quando sono completamente asciutti possono poi essere conservati all’interno di una bustina di carta e mantenuti in un posto fresco ed asciutto.
Estrarre e conservare semi può essere considerato un atto di responsabilità verso il patrimonio genetico delle piante coltivate e verso le tradizioni contadine. Inoltre, è un’attività educativa anche per i più piccoli perché rafforza il legame con la natura e insegna a rispettarne i tempi.